Le calze elastiche

Le calze a compressione graduale (elastiche) sono attualmente lo strumento più efficace e completo per la terapia dell’insufficienza venosa. La compressione fisica è una misura conservativa che non cura le vene varicose ma è in grado di prevenirne l’aggravamento, alleviando al tempo stesso l’indolenzimento e il dolore. La compressione fisica può essere considerata la soluzione ottimale soprattutto nei primi stadi della malattia, in gravidanza e nei malati per i quali la scleroterapia e l’intervento chirurgico sono controindicati (per esempio nei pazienti costretti all’immobilità).

Da riposo o terapeutiche?
Le calze elastiche in commercio vengono suddivise in calze da riposo o preventive e calze terapeutiche. In comune hanno la prerogativa della compressione graduale, ma le prime vantano caratteristiche estetiche (come leggerezza, trasparenza, gamma di colori) che le seconde non possono avere.
La forza di compressione è indicata in millimetri di mercurio (mmHg) o in Den (denari), che misurano lo spessore del filato utilizzato. In Italia non c’è una normativa che fissi standard di riferimento, così allo stesso valore di Den potrebbero corrispondere valori di compressione alla caviglia, in mmHg, molto diversi. Comunque, più alto è il numero di Den, maggiore è la quantità di materiale elastico per metro di filo e quindi sarà maggiore la compressione esercitata.
Le calze da riposo o preventive esercitano una forza di compressione alla caviglia sempre inferiore a 20 mmHg e un valore a livello della coscia pari al 70% circa di quello alla caviglia. Queste calze vengono impiegate principalmente, in assenza di patologia conclamata, per prevenire lo sviluppo di problemi circolatori in soggetti con uno o più fattori di rischio (per esempio familiarità, sedentarietà, uso di contraccettivi orali, stitichezza).
La soglia minima che distingue una calza preventiva da una con funzioni esclusivamente cosmetiche è fissata in 6 mmHg, orientativamente il tipo 40 delle varie linee del commercio.
Le calze terapeutiche assicurano una compressione alla caviglia dai 20 mmHg in su. La compressione diminuisce progressivamente a mano a mano che si sale verso la coscia. L’andamento decrescente fa sì che la maggiore compressione alla caviglia spinga il sangue verso l’alto, incontrando man mano che risale una resistenza sempre minore.
I valori di compressione decrescenti ritenuti ottimali e ai quali dichiarano di attenersi le principali ditte produttrici sono: pressione alla caviglia 100%, pressione massima al polpaccio 70%, pressione massima alla coscia 40%. Normalmente le calze terapeutiche sono distinte in 4 classi di compressione: prima (18-30 mmHg), seconda (25-40 mmHg), terza (36-50 mmHg), quarta (oltre 50 mmHg). Le indicazioni d’impiego vanno dalle varici molto leggere (prima classe) a quelle diffuse con marcata tendenza agli edemi (quarta) attraverso condizioni progressivamente sempre più gravi.

La taglia giusta
La scelta delle calze a compressione graduale dipende dalla gravità delle varici, dalla loro posizione sulla gamba, dalle dimensioni della gamba e dal sesso del paziente. L’efficacia delle calze elastiche dipende dalla precisione della scelta: se ”sottodosate”, non attenuano i sintomi e consentono un rapido progredire della malattia.
L’attenta misurazione dell’arto è indispensabile per individuare la taglia giusta. Ecco alcune avvertenze da tenere presenti.

  • Le misure devono essere prese al mattino presto, preferibilmente quando ancora non si è rimasti a lungo in piedi o prima di aver intrapreso qualsiasi attività fisica. Questo accorgimento evita di misurare una gamba gonfia. Se si è camminato per raggiungere l’ambulatorio o la farmacia, prima di procedere alla misurazione bisogna tenere la gamba in posizione sollevata il più a lungo possibile.
  • Le ditte produttrici forniscono diagrammi e schemi di riferimento che specificano il numero e il tipo di misurazioni da effettuare, a seconda che si tratti di gambaletti, calze o collant.
  • Le misurazioni devono essere effettuate direttamente sulla pelle. Non ci si deve basare su misure desunte da vecchie calze e calzini. Una volta prese le misure, si consultano le tabelle fornite dalla ditta produttrice che definiscono un intervallo di valori per i singoli punti di misurazione. La taglia della calza può essere scelta entro gli intervalli in cui ricadono tutte le misurazioni ottenute. In genere, le misure rientrano in una delle taglie standard prodotte dall’industria. Sfuggono a questa regola le persone molto grasse o molto magre. Per risolvere questo tipo di problema, alcune ditte producono calze su misura, fornendo una scheda su cui segnare le varie misure. Per chi è allergico ai tessuti sintetici ci sono prodotti specifici in cotone.

Come indossarle
Spesso le calze elastiche vengono rifiutate perché difficili da indossare. La difficoltà in alcuni casi è reale ma a volte viene enfatizzata. È comunque un dato di fatto che poterle indossare facilmente è molto importante. La correttezza nell’infilarle e sfilarle è essenziale anche per garantirne la massima durata.

  • Le calze vanno indossate ogni giorno. Un sottile strato di talco sulla gamba può rendere l’operazione più agevole.
  • Ci si deve togliere tutti gli oggetti appuntiti che potrebbero tirare i fili (per esempio anelli, braccialetti, orologi). Le unghie delle mani e dei piedi devono essere non troppo lunghe e ben limate, senza spigoli.
  • La calza deve essere rovesciata fino al calcagno, tenuta ben tesa in modo che il piede vi scivoli dentro facilmente. La punta del piede e il tallone devono essere nella posizione corretta.
  • Il resto della calza deve essere sistemato con calma sul piede e la caviglia, accompagnandolo in modo che sia ben teso e non si raggrinzi in nessun punto. In seguito la calza può essere tirata con delicatezza verso l’alto per tutta la lunghezza della gamba facendo attenzione a non danneggiare le fibre con le dita o le unghie.
  • Sfilare la calza è più facile che indossarla. La calza deve essere abbassata fino alla caviglia, rovesciandola. A questo punto può essere sfilata dal piede tirando la punta con delicatezza.

Come mantenerle efficienti a lungo
La durata minima che ragionevolmente ci si può attendere da una calza prodotta secondo le norme di buona fabbricazione è di 3-4 mesi. Tuttavia l’uso e i continui lavaggi riducono progressivamente il grado di compressione.
Oltre a seguire le istruzioni del produttore, alcuni accorgimenti possono aiutare a mantenere un efficace grado di compressione della calza per tutta la sua durata.

  • Le calze devono essere lavate a mano in acqua tiepida (meno di 40°) con scaglie di sapone neutro, non con detersivo. Le temperature superiori ai 50° possono denaturare le fibre elastiche.
  • Non devono essere strizzate o ritorte poiché queste operazioni potrebbero danneggiare le fibre. L’acqua può essere eliminata comprimendole tra due asciugamani.
  • L’asciugatura va completata lontano da fonti dirette di calore e dalla luce solare. La calza non deve essere appesa verticalmente ma lasciata asciugare distesa in posizione orizzontale per tutta la sua lunghezza.
  • Non devono essere stirate. Per evitare smagliature, i capi dei fili visibili all’interno della calza non devono essere tirati e i nodi non devono essere tagliati.